Centro Oculistico dott. Roberto Vichi
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CHE COS'E' IL CROSS-LINKING - storia

I fattori sopra elencati sono protettivi nei confronti della progressione del cheratocono.
Una cornea con cheratocono è una cornea che ha una minore stabilità e una maggiore velocità di degradazione, infatti, si diversifica da una normale cornea perché la velocità di degradazione cui a è sottoposta da parte della pepsina e dalle collagenasi è circa due volte superiore rispetto ad una cornea normale.
I primi studi che vennero fatti per determinare gli effetti delle radiazioni ultraviolette a livello della cute vennero fatti nel 1995.
In questi studi si evidenzia che esistono, nella cute, delle sostanze cromofore, come cromofora è la ribloflavina, che sono chiamate flavine le quali si attivano in presenza della luce ultravioletta di tipo A, passano lo stato di eccitazione superiore e liberano radicali liberi dell’ossigeno i quali causano la degenerazione e la morte delle cellule fibroblastiche della cute umana.
Come venne l’idea a Seiler di applicare il cross linking a livello corneale?
Seiler scrive, in una pubblicazione, che l’idea gli venne andando dal dentista; infatti, già negli anni ’70, in ambito odontoiatrico venivano utilizzate delle amalgame particolari composte di un materiale fotocatalizzatore che era il camphorquinone ed una amalgama composta di diversi tipi di resine le quali si attivavano quando il camphorquinone era attivato a sua volta da una luce ultravioletta dell’intensità di 468 nm.
La fotocatalisi produceva la liberazione dei radicali liberi i quali andavano a fotopolimerizzare le resine contenute in queste amalgame.
L’utilizzo del cross-linking venne applicato anche in ambito cardiologico utilizzando la gluteraldeide su valvole cardiache impiantate in animali come conigli e ratti, essa induceva un rallentamento della velocità di degenerazione di queste valvole e anche una minore calcificazione delle valvole stesse.
Il cross-linking applicato all’occhio venne tentato utilizzando vari metodi; prima di tutto quello fisiologico attraverso l’utilizzo di aldeidi dello zucchero venne utilizzato poi un cross-linking chimico attraverso l’utilizzo della gulteraldeide e formaldeide e successivamente un cross link fotochimica. In figura vengono mostrati i diversi tipi di cross-linking.


 tipi di cross-linking

Tuttavia, se il cross-link fotochimico dà un aumento della percentuale di rigidità della cornea, con l’applicazione delle radiazioni ultravioletta soltanto per 30 minuti, l’utilizzo della gluteraldeide porta, invece, a importanti conseguenze degenerative a livello corneale come evidenzia Dubbs in uno studio, che ci dice che la cornea va incontro ad una cicatrizzazione ed opacizzazione se sottoposta a gluteraldeide.
Anche la gliceraldeide venne però utilizzata ma il meccanismo è troppo lungo perché ci vogliono circa 14 giorni per ottenere gli stessi risultati che si ottengono invece con le radiazioni.

Si è pensato quindi di usare la ribloflavina che è materiale disponibile da un punto di vista commerciale, poco costoso e non tossico e i primi studi di Wollensack dimostrano che il cross-link con UVA e ribloflavina porta ad un aumento della rigidità corneale e un aumento del modulo di Yang di circa 4 volte e mezzo di una cornea normale.

 

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